lundi 22 juillet 2013

PRISM... e ora?

Alcuni ci hanno visto lo scandalo del secolo, altri la più grande rivelazione in materia di spionaggio della storia, altri ancora infine prevedono per Edward Snowden il titolo della personalità dell'anno del celebre giornale americano Time ! E tuttavia, non si puo' evitare di pensare che tutto questo affare rischi di non creare affatto la rivoluzione cyber-geopolitica alla quale molti hanno creduto. Si potrebbe perfino scommettere che nulla cambierà in fin dei conti, et che al di là delle proteste formali dei responsabili politici, delle associazioni d'internauti e dei medias, la situazione resterà sostanzialmente identica. Prism, un non-avvenimento ? Certamente no, ma le sue conseguenze sono state sicuramente sopravvalutate. 

Tutto comincia a maggio dell'anno scorso con quello che viene chiamato ormai un « whistleblower »  Edward Snowden, ex della CIA e poi impiegato in una società che lavorava con la NSA, che dà accesso al mondo intero, attraverso un giornalista del quotidiano britannico The Guardian, a dei documenti confidenziali che spiegano molto dettagliatamente il sistema di intercettazioni della NSA. Lo scandalo è doppio: i servizi segreti americani sono accusati di spiare da molti anni  l'insieme dei cittadini americani attraverso delle intercettazioni a grande scala, con la complicità dei giganti delle telecomunicazioni, ma in più essi si dedicano allo spionaggio massiccio di cittadini non americani utilizzando come cavallo di Troia delle società come Google, Facebook, Microsoft che hanno un'influenza planetaria.  

Le rivelazioni fanno chiaramente l'effetto di una bomba, tanto più che, il caso ha voluto che a livello di calendario, uscissero proprio nel momento in cui il presidente Obama stava discutendo con il suo omologo chinese per cercare di calmare il clima tra le due super potenze in materia di spionaggio informatico. 

Con Snowden, è l'intera potenza degli Stati Uniti che viene scossa sul momento: il discorso moralizzatore americano, che difende la libertà nel cyberspazio e il rispetto dei diritti di ogni internauta, e critica fortemente la Cina, la Russia e l'Iran, accusati di pratiche liberticide sulla Rete, tutto questo corpus dottrinale perde la sua coerenza e diviene perfino risibile...
E' cosi' che la Cina prende un beffardo piacere a riprendere l'argomentario americano per meglio rivolgerlo contro l'amministrazione Obama. Si assiste cosi' ad una situazione paradossale, dove è la Cina che fa la morale agli americani e che diviene l'apostolo della difesa degli « whistleblower ». Rifugiato ad Hong-Kong, Snowden fugge rapidamente a Mosca per evitare una eventuale estradizione negli Stati-Uniti dove sarebbe giudicato e senza alcun dubbio condannato ad una pesante pena di prigione.  

L'amministazione Obama, invece di calmare le acque al fine di minimizzare il disastro in corso, ovvero che anche se possiede il sistema di spionaggio più perfezionato al mondo, un semplice impiegato è riuscito a indebolirlo con una facilità sconcertante, va al contrario giocare la carta della fermezza, minacciando tutti i paesi suscettibili di accogliere Snowden di rappresaglie diplomatiche ed economiche.

Vediamo cosi' un blocco di paesi sud americani (Equador, Bolivia...) costituirsi ed approfittare del caso Snowden per fare sentire la propria voce, mostrando la loro volontà di accordare l'esilio al « whistleblower ». 
L'Unione Europea, dal canto suo non regala alcuna sopresa e mostra le sue divisioni davanti a tutti: la sua incapacità manifesta a trovare una posizione comune rende ancora più inaudibile la sua voce diplomatica. Le posture di collera mostrate da alcuni dirigenti, il presidente francese Hollande in testa, non riescono a mascherare l'assenza di argomenti forti. Solo la Russia ha messo in atto dall'inizio alla fine una strategia sottile e molto abile, presentandosi come una potenza attenta alle libertà ma gestendo al contempo la relazione con gli Stati Uniti proponendo un patto a Snowden : beneficiare della protezione della Russia in cambio del suo silenzio, cosa che l'americano sembra all'ora attuale avere accettato.   

Tuttavia, niente assicura che egli non abbia affidato a delle persone a lui vicine altre informazioni che saranno rivelate via via. 
Molti medias erano in attesa di un ingranaggio diplomatico, in cui si sarebbe costituito un blocco anti-americano per piegare la prima potenza mondiale. Dietro questa profonda ingenuità si nasconde una mancanza di conoscenza della realtà dello spionaggio : tutte le potenze utilizzano le stesse pratiche degli Stati Uniti, i loro risultati differiscono solo a ragione dei mezzi tecnologici e finanziari di cui dispongono. Questo spiega perchè le critiche dei dirigenti politici europei siano state cosi' misurate, a causa della paura di un effetto boomerang ancora più dannoso. 

Cio' che è interessante, è che ormai si parla dell'affare solo sotto l'angolo del suo primo protagonista, ovvero Snowden, seguendo le laboriose azioni per assicurare la sua sicurezza e non più delle rivelazioni da lui fornite. 
Possiamo sottolineare inoltre che l'immenso coraggio di cui Snowden ha dato prova è inversamente proporzionale a quello di numerosi paesi, tra cui la Francia, che non fanno altro che proclamare dei principi di libertà e di protezione delle persone, prima di cedere in un secondo tempo alla Realpolitik. 

Ci sono due insegnamenti che possiamo trarre da questo affare che volge alla sua fine : gli Stati-Uniti prendono dei grossi rischi esternalizzando le loro attività di spionaggio a dei fini economici, facendo crescere il rischio di fughe ; le altre potenze, europee principalmente, se vogliono limitare questa preponderanza di cyberspionaggio americano devono intraprendere delle vere e proprie  politiche volontariste in materia d'industrie digitali al fine di creare dei giganti capaci di rivaleggiare con Google, Microsoft...

L'aspetto ironico della storia, è che gli Stati-Uniti, che aspirano ad un internet unico tanto a livello tecnologico che in termini di contenuti (e in realtà molto americaneggiante), hanno dato delle ragioni sufficienti alle altre potenze numeriche per fare il contrario, ovvero per ripensare il loro rapporto con il cyberspazio e per molte potenze di sviluppare degli strumenti regionali, o nazionali. Lo faranno davvero e soprattutto ne avranno i mezzi in questi tempi di rigore budgetario ? Questa è un'altra storia ! 

Possiamo, per concludere, domandarci se il caso Snowden non sia alla fine dei conti un semplice epifenomeno della storia recente del cyberspazio, fatta necessariamente di passi in avanti e di fratture più o meno grandi. 

Maxime PINARD
Giorgia CASTAGNOLI (traduzione)
20 luglio 2013

Tribune publiée initialement le 22 juillet 2013 pour le CESTUDEC 
(Centro Studi Strategici Carlo De Cristoforis)

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